Monastero di Santa Caterina

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Monastero di Santa Caterina

In genere la visita al Monastero di Santa Caterina avviene al ritorno dall’ascesa al Monte Sinai per ammirare l’alba.
Il Monastero di Santa Caterina, edificato per ordine dell’imperatore romani Giustiniano tra il 527 e 565 d.C. nel luogo in cui è ambientata la celebre narrazione biblica di Mosè e del Roveto Ardente.

Nel monastero sono conservate alcune straordinarie opere d’arte di inestimabile valore: mosaici arabi, icone greche e russe, dipinti a olio di scuola europea e molti altri cimeli religiosi. Inoltre, il monastero è celebre nel mondo itero perché ospita una delle più grandi collezioni in manoscritti minati (seconda solo a quella del Vaticano), con quasi 5000 volumi in tante lingue diverse.

Il monastero di Santa Caterina è tuttora in attività e, naturalmente, i visitatori sono tenuti a mantenere sempre un comportamento rispettoso, come si addice a un lungo sacro. Il fulco spirituale del monastero è la Cappella del Roveto Ardente, un piccolo edificio denso di significata religioso. Il roveto a cui la cappella è dedicata si trova a pochi passi ed è una rara specie rosacea della famiglia Rubus Sanctus. Il monastero è essenzialmente una fortezza, con enormi muri di granito costruiti in passato per difendere dagli assalti i monaci e i tesori da loro custoditi.

L’aspetto più sorprendente della storia del monastero è che, nonostante i turbolenti eventi di cui è stato testimone, ha sempre goduto della protezione speciale delle massime autorità militari e religiose. Prima di visitare il Monastero di Santa Caterina, si raccomanda sempre di controllare gli orari di apertura perché sono previsti alcuni giorni di chiusura.

Il monastero è situato nel Parco Nazionale di Santa Caterina, un ambiente straordinario popolato da un’infinita varietà di specie animali e vegetali, alcune delle quali vivono solo in questa parte del mondo.
Tra queste montagne trovano il loro habitat il ciuffolotto scarlatto del Sinai originario dell’Asia, lo stambecco e il lupo europei e la iena striata e lo storno di Tristram originari dell’Africa. Numerose specie sono endemiche del Parco, comprese due specie di serpenti e una ventina di specie vegetali, tra cui una bellissima varietà di primula autoctona. Grazie a una gestione molto intelligente, il Parco ha saputo mantenere intatta la propria unicità pur senza rinunciare a concedere le sue meraviglie all’ammirazione dei turisti.

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